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Tradizioni

Generalità
Tradizioni

Le tradizioni del corpo sono numerose, in questa breve relazione ci limiteremo ad indicare le piu' importanti dandone la genesi storica.

Cappello piumato: di forma tonda doveva servire a riparare la nuca dagli ardori del sole e dalle intermperie, a tale scopo la falda larga era ricoperta di tela cerata. Internamente portava una corona di ferro per difendere il capo dalle sciabolate della cavalleria nemica. Anteriormente portava un trofeo in ottone raffigurante due carabine incrociate e una tromba, e per sfondo una coccarda azzurra che era il colore di Casa Savoia. Attualmente e' sostituito con quello a tutti noto su coccarda tricolore.
Il piumetto, era di piume di cappone scuro, poi di gallo cedrone, serviva per riparare l'occhio destro, quello utilizzato per prendere la mira, dai raggi del sole.
Questo ornamento era gia' tipico dei corpi di cacciatori dei vari eserciti dell'epoca; per meglio occultarsi si ponevano sul copricapo penne e pennacchi, un principio cioe' di quella che poi si chiamera' mimetizzazione.
Inizialmente gli ufficiali lo portavano di piume verdi, poi venne unificato e viene inserito un apposito passante a trapezio posto sul lato destro del cappello mediante un gambo di fil di ferro.
La "cupola" alta e pronunciata, era tagliata dai Bersaglieri e poi ricucita, all'altezza della fascia di tela cerata per renderlo piu' maneggevole e bello. Si porta "storto" perche' secondo la leggenda, Lamarmora vestendo il Sergente Vayra, primo Bersagliere a vestire l'uniforme, gli lancio' il cappello, e questi lo "paro'" con la testa, ed inclinato in quel modo piacque a Lamarmora perche' conferiva un'aria piu' sbarazzina.
Sul trofeo oggi si porta il numero del Battaglione, ma i vecchi Bersaglieri, pur cambiando reparto, portano sempre il numero del primo Battaglione di appartenenza.
Fez: le origini di questo copricapo risalgono ad un vecchio berretto di lana grigia puntata di rosso in uso nei reparti piemontesi per i servizi di fatica, cambiato da Lamarmora in uno di lana cremisi piu' tondeggiante con fascia frontale turchina e fiocchetto terminale cremisi, da portare sotto la Schakos calato fino alle orecchie per proteggersi dal freddo.
Durante la Campagna di Crimea, mancando tali berretti, furono sostituiti provvisoriamente dai fez aquistati dagli Zuavi.
Fu dai Bersaglieri svuotato dall'imbottitura che lo rendeva rigido e portato floscio sulla nuca.
Oggi si porta con un fiocco blu supportato da un lungo cordone, viene piegato in modo che aderisca come una ventosa, internamente alcuni cucivano un pettinino per non farlo cadere durante la corsa, altrimenti sono ...guai.
Fiocchi verdi: nati per sorreggere la fiaschetta della polvere, si sono conservate come ornamento della uniforme da parata.
Guanti neri:con il cappello e le scarpe sono particolari gia' facenti parte della prima uniforme
Sciabola: ricurva con elsa dorata e pomo raffigurante una testa di leone, studiata espressamente da Lamarmora copiandola dalla scimitarra turca perche' i fendenti erano molto efficaci; a tale proposito ricordiamo che i primi ufficiali dei Bersaglieri montavano a cavallo. Inizialmente portava una dragona dorata poi subito abolita.
Bicicletta:introdotta nel 1898 su proposta del Capitano Luigi Natali, per dare ai Bersaglieri una certa mobilita', e' diventata il simbolo di tante generazioni ed ad essa e' legata il mito di Enrico Toti. Chiamata affettuosamente "cariola", era pieghevole per poter essere spalleggiata durante gli assalti; aveva le gomme piene e portava una sacca a forma di cartella sulla canna. Si differenziava nei vari modelli: per fuciliere, per mitragliatore, per porta munizioni e per Ufficiali provvista di campanello e freni a bacchetta.
Verra' sostituita nel 1936 dalla motocicletta e successivamente da VTT e VCC, creando cosi' i primi reparti meccanizzati del rinato Esercito Italiano.
Attualmente ve ne sono numerosi esemplari conservati con cura dalle sezioni dell'Associazione Nazionale Bersaglieri che hanno istituito numerosissime pattuglie ciclistiche.
Canzoni: derivanti dall'allegria portata dalle fanfare, accompagnavano i Bersaglieri durante la corsa. Inizialmente erano tutte canzoni popolari opportunamente modificate nel testo e nel ritmo, successivamente presero spunto da episodi o fatti d'Armi riguardanti il Corpo. A titolo d'esempio ricordiamo l'ormai universale Flik Flok tratto da una polka dell'epoca e canzonato da Hertel
Passo indietro: Rivoli Veronese 22 luglio 1848. Il Capitano Carlo Prola, ferito mortalmente dopo aver respinto preponderanti forze austriache invita i suoi Bersaglieri: Avanti, Avanti, mai fare un passo indietro.



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